Il liceo classico “Tacito” di Terni a Expo Dubai

L’articolo di UmbriaOn

 


Terni, 21 novembre 2021

Grazie ai risultati sorprendenti ottenuti dalle nostre studentesse e dai nostri studenti durante l’European summer Camp che si è svolto a Roma dal 2 al 8 luglio 2021, organizzato dal Liceo Pascal di pomezia, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, 3 nostri ragazzi hanno potuto partecipare alle iniziative che dal 17 al 22 novembre si sono svolte nel Padiglione Italia della EXPO 2020 di Dubai.

Un ringraziamento speciale al Direttore generale Simona Montesarchio e al Dirigente Andrea Bollini del Ministero dell’Istruzione e al Convitto Paolo Diacono di Cividale del Friuli, Scuola polo organizzatrice delle due iniziative che si sono svolte alla EXPO di Dubai. 

La nostra delegazione (Giada Ortenzi, Saverio Bontempo e Alessio Bartoloni, accompagnati dal prof. Emiliano Giacchetta) è stata chiamata a discutere alcuni dei temi affrontati nel G20 appena conclusosi. Il tema dell’EXPO, “Tolerance and Inclusivity”, è stato affrontato con grande serietà dai partecipanti, occupandosi in particolar modo, di quelle categorie di lavoratori, quali donne e giovani, maggiormente colpiti dalla crisi dovuta alla pandemia del Covid-19.

La delegazione ha avuto l’onere e l’onore di discutere tematiche importanti rappresentando Paesi di cui si conosceva poco. Il G20 non solo è stata solo un’occasione che ha permesso ai ragazzi di mettersi in gioco con altri ragazzi straordinari, ma è stata anche un trampolino di lancio verso il futuro per credere sempre nell’importanza dei sogni e nella necessità di poterli perseguire.

 

Il Dirigente scolastico

Roberta Bambini

 

 

Di seguito la testimonianza di Alessio Bartoloni (classe III sez. D).

“Al termine di un’esperienza del genere, numerosi sono i ricordi, molti i sorrisi, poi c’è sempre una domanda: cosa ti è rimasto?
La risposta potrebbe apparire banale: tutto. Eppure, dietro quel “tutto”, dietro questa esperienza, c’è un mondo intero.
Un mondo diverso dalla nostra mentalità e dalla nostra sensibilità, quindi tutto da scoprire, tutto da vivere.
Un mondo in cui poter incontrare persone diverse e lasciare che ognuna di esse prenda un pezzo di cuore. Quindi, persone a cui lasciare il proprio cuore per avere in cambio momenti irripetibili e per questo indimenticabili.
Soprattutto, un mondo in cui trovare se stessi. Trovarsi, pur essendo lontani migliaia di chilometri dalla nostra dimensione, perché, in fondo, non importa il dove, ma il modo di essere. E da Villa Borhese fino al Padiglione Italia dell’EXPO di Dubai il cammino è stato lungo, faticoso, i compagni di viaggio in parte gli stessi e in parte nuovi, ma una cosa è certa: è in questo percorso che ho trovato un tassello di quel che sono e di quel che voglio essere. Questo è stato lo YounG20, come prima ancora lo European Summer Camp: un palcoscenico prestigioso in cui ognuno di noi ha avuto la possibilità di recitare la propria parte. Si tratta di un’opportunità unica e meritata, una di quelle che è doveroso sfruttare a pieno. Una chance per dimostrare al mondo che anche noi giovani ci siamo, che anche la nostra voce e le nostre idee hanno il diritto di essere ascoltate. Dopotutto, proprio di questo abbiamo discusso, studenti italiani ed emiratini insieme: del diritto per il lavoro per tutti e del dovere di assicurarlo. Di un problema che solo apparentemente non ci riguarda e che in realtà ci è vicino, sia idealmente che nell’ottica di un futuro non remoto in cui ci troveremo di fronte a scelte di questo tipo. Una chance per far sentire la propria voce, affermare le proprie idee, imparare a farsi valere.
E allora, bisogna tornare alla domanda iniziale: cosa è rimasto di questa esperienza? Tutto, certo. Ma soprattutto è rimasto un nuovo “Alessio”. Io insieme a tutti gli altri, io che dibatto e mi batto, io che cerco una strada per il futuro, io che mi meraviglio per quel che ho visto, per quel che ho fatto, per le persone che ho incontrato, per quel che è stato. Per me così come per tutti. Essere grati per quel che è stato è dire ben poco rispetto a quel che sento ora che scrivo e a quel che ho provato in questi giorni. Posso dire, allora, qualcos’altro in quel linguaggio universale che ha unito tante persone nell’ultima settimana: when we know who we are, all together we can be the world; and when we have the the chance to do so, we can learn from the others and let the others learn from us. That’s what equality, inclusivity and fraternity mean.